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giovedì 6 settembre 2012

L'importanza di rendersi visibili

Ritengo sia giusto battersi per i diritti dei ciclisti ma credo che sia giusto pensare alla prevenzione dei ciclisti. Da ciclista urbano, ora che si sono accorciate le giornate, purtroppo, noto che moltissimi ciclisti sono quasi invisibili persino ai pedoni, per cui figuriamoci agli automobilisti.
Per capire bene vi propongo un filmato veramente molto importante per capire il concetto, guardatelo con attenzione.




FATE GIRARE QUESTO VIDEO A TUTELA DI TUTTI I CICLISTI

domenica 2 settembre 2012

IN PILLOLE: Importanza della scelta della sella per le donne

La scelta sulla tipologia di sella da utilizzare non ricade solo sull'uomo per i problemi che abbiamo già affrontato, ma anche e sopratutto per la donna. Le donne infatti sono soggette ad avere delle manifestazioni di cistite che in generale e' un'infiammazione o un'infezione, causata dalla presenza di germi e batteri che risalgono il canale uretrale. Nella donna  a differenza dell'uomo questo canale è decisamente breve, esponendo quindi l'uretra a facili intromissioni di germi. Ovviamente ci sono anche altre cause che possono determinare una cistite e diversi gradi di infiammazioni, ma in questa sede ci vogliamo occupare di una delle cause: tutti quegli sport che possono creare delle irritazioni date da sfregamento delle parti intime per un periodo di tempo prolungato come ad esempio il Ciclismo. Il problema è quindi lo sfregamento con conseguente infiammazione delle parti intime: importante la scelta dei pantaloncini da utilizzare per andare in bici  che non siano eccessivamente stretti e con le cuciture non localizzate nella parte centrale, possibilmente non in tessuti sintetici scadenti e possibilmente traspiranti. Importante è anche la protezione tecnicamente chiamata FONDELLO simpaticamente chiamata "pannolone" per la posizione in cui è situata, questa infatti ha lo scopo di evitare gli sfregamenti e attriti di parti sensibili sopratutto quando si percorrono molti km. Molto importante è la pulizia della sella sopratutto d'estate quando si utilizzano pantaloni e gonne particolarmente sottili. Oltre l'attenzione ai capi di abbigliamento e intimi, fondamentale è l'utilizzo di una sella che vi permetta un livello ottimale di comfort. Le selle per le bici non sono tutte uguali, infatti molti produttori  di questo componente,  creano solitamente una linea dedicata al gentil sesso che,  prende in considerazione la conformazione anatomica di cui parlavamo prima a prevenzione di questa infiammazioni. In questa immagine che ho pubblicato potete vedere un'esempio di anatomia che può offrire una sella femminile che come vedete è praticamente totalmente aperta nella parte centrale. Un piccolo particolare che non bisogna assolutamente trascurare per rendere più gradevole l'uso della bicicletta. Ovviamente la sella è sempre una cosa molto personale, bisogna quindi sceglierla con molta calma e pazienza.

Riporto dei link di  alcuni produttori di selle e di linee di selle per donne:


giovedì 23 agosto 2012

Un carretto camperizzato dalla Cina: "LA DOLCINA GABBIANI"





Quando avevo visto il progetto iniziale della Dolcina Gabbiani, ero rimasto veramente colpito ma vederla finita mi ha affascinato. Curato in tutti i particolari e non è stato trascurato nulla, l'intento della sua creatrice quello di perfezionarla sempre di più. Lo scopo? Portare una ventata di novità in giro per l'Italia e far riscoprire quei valori che si sono persi. Infatti la Dolcina Gabbiani con la sua originalità ti rende curioso come un bambino e ti fà sentire la forza di un'abbraccio. La Dolcina inoltre lungo il suo percorso raccoglierà per i paesi o per le città lettere o messaggi che saranno recapitati a mano.
Fate girare queste foto e se la vedete in giro lasciatele i vostri messaggi

sabato 4 agosto 2012

Non serve il casco ma più buonsenso

Avevo deciso di chiudere per ferie, ma poi su twitter ho letto delle discussioni che mi hanno lasciato sbigottito: obbligatorietà del casco per i ciclisti. Personalmente sono stato sempre dell'opinione che quando si ricorre alla messa in vigore di una normativa è perchè manca il buon senso di gestire la cosa e quindi è necessaria una norma che sia sanzionatoria. La sanzione serve come effetto deterrente a evitare che si trasgredisca, dopo la norma si cominciano a raccogliere pochi frutti che fanno gonfiare il petto a tutti coloro che si sono battutti per la causa.La norma diventa una delle tante norme e si và avanti così. Nessuno mai ha pensato che invece di sviluppare una norma forse sarebbe il caso di sviluppare il BUON SENSO? Sulla mia bici ho il contachilometri e non ho mai visto una velocità ,in città, superiore ai 20 km/h. E' risaputo da chi almeno una volta ha messo il deretano sul sellino che le cadute rovinose avvengono prevalentemente da fermo o quasi fermo Il ciclista gestisce il movimento dinamico del suo corpo ( inteso come movimento vettoriale delle forze) e quello del peso della bicicletta che male che và possono essere 20 kg in città e qualcosina di più in viaggio. L'automobilista deve gestire situazioni completamente diverse e pesi completamente diversi che sostanzialmente non è in grado di gestire visto che il numero di incidenti mortali non è sostanzialmente diminuito o comunque in generale il numero di incidenti non è assolutamente e concretamente mutato. Il problema quindi è l'automobilista che non è in grado di condurre in modo idoneo l'autovettura. Il casco per il ciclista è un modo per poter sviluppare l'arroganza e la presunzione di poter contestare  una  mancanza  e quindi lavarsi la coscienza : se aveva il casco non si sarebbe fatto niente. Tra l'altro i gran fondisti quando sono in sella alle loro bici mettono sempre il casco ma per una loro protezione perchè sanno che sono in sella a una bici che và forte. Eppure non c'è nessuna normativa, ma c'è una consapevolezza.
Esprimo con questo mio vissuto il concetto: mattino presto stò andando a lavorare percorro una pista ciclabile a doppio senso quando un gruppo di pedoni usciti da un negozio stanno tranquillamente facendo salotto invadendo tutta la pista ciclabile, nonostante la strada per loro permetta di soggiornare altrove. Il ciclista comincia a far tuonare il suo campanello per chiedere di sgombrare la pista ma purtroppo non tutti sono così intelligenti da capire come levarsi dalla strada e uno si becca una spallata. Nessuno si è fatto niente. Esclamazione della persona: " Guarda che sulla pista ciclabile il ciclista deve dare la precedenza ai pedoni!".
Questa frase all'inizio mi ha fatto imbestialire tanto che è nata una piccola discussione, ma poi pensandoci a sangue freddo il concetto non è totalmente sbagliato, anche se non  c'è una normativa il buon senso tende a portare rispetto a chi è più "indifeso". Ero convintissimo di avere ragione ma mi sono accorto di essere stato più stupido di un'automobilista. Pensate sarà sciocco ma io quando con la macchina vedo dei piccioni sulla strada suono per farli allontanare e a volte mi fermo anche.
Cominciamo ad amare di più il prossimo e a tutti coloro che vanno in macchina, quando vedete un ciclista per la strada pensate non che quello sia un'estraneo ma pensate che potrebbe essere la persona che amate di più al mondo e rispettatela come se fosse lei. Perchè ognuno di noi ha a casa qualcuno che ci ama e ci rispetta. Non ci sarà bisogno di nessun casco e di nessuna normativa.

giovedì 26 luglio 2012

Le ferrovie tedesche: DB Bahn

Al contrario delle Ferrovie Italiane che non si impegnano minimamente per sostenere e incentivare l'uso delle bicicletta, anzi ne limitano il numero sui nostri treni regionali, le Ferrovie tedesche DB Bahn fanno molto di più, purtroppo. Infatti nessuno ne è a conoscenza, ma già da tempo sulle nostre rotaie passano i treni delle ferrovie tedesche che fanno fermata in alcune stazioni. Il prezzo del loro biglietto, ovviamente, non è assolutamente paragonabile al nostro (nel rapporto costo percorrenza), senza parlare del tipo di servizio e le vetture. Ovviamente non chiedete informazioni presso le biglietterie o le stazioni perchè nessuno saprà dirvi niente. Di fatto per le Ferrovie Italiane questi treni sono dei fantasmi. Un trasporto low cost che bisogna prenotare su internet e per tempo, infatti salendo al volo sul treno all'ultimo momento il conto è un pò più salato del low cost, ma offrono la possibilità di fare il biglietto sul treno. Insieme a loro si sono schierati anche i colleghi della Obb ferrovie Austriache che forniscono lo stesso tipo di servizio con prezzi molto bassi.  Ma non si limitano a fare trasporto passeggeri ma anche una sorta di info viaggiatori turistica, anche per noi ciclisti. Organizzano e pubblicano infatti nelle ricorrenze e nelle festività treni in offerta che ti portano a visitare i posti più belli. Visto che siamo in tema di vacanze vi consiglio di dare un'occhiata a questo link:
http://www.bahn.com/i/view/ITA/it/services/overview/viaggi-con-la-bici.shtml

http://www.obb-italia.com/

domenica 22 luglio 2012

Ruote della bici rumorose

A volte, sopratutto nelle bici datate o che utilizziamo su strade miste , può capitare che facciano un rumore di rotolamento alternato a degli scricchiolii. La prima operazione da fare è quella di smontare la ruota e afferrando la parte filettata del mozzo della bicicletta verificare che non ci sia gioco. Questa operazione si può effettuare afferrando con due dita l'alberino, dove si avvita il dado di fissaggio della ruota, tirandolo verso l'alto e verso il basso noteremo se avrà una notevole escursione. In caso di escursione dovremmo stringere i coni che tengono le sfere di rotola mento, diversamente dovremmo smontare l'alberino, recuperare le sfere, pulire la sede e rimontare il tutto. Vediamo la procedura di ripristino totale:
1. Dove abbiamo l'alberino di fissaggio del dado abbiamo un dado piatto seguito da una rondella e un nuovo dado con una forma diversa rispetto al precedente chiamato cono.
2. Con una chiave piatta a misura terremo fermo il nostro cono e svitiamo il controdado che segue la rondella dopo il cono;
3. Senza sfilare tutto l'alberino, mattiamo un foglio o un giornale pulito e ponendoci sopra svitiamo prima il controdado, la rondella e poi completamente il cono, facendo però molto attenzione a tenere la ruota vicino al nostro giornale in modo tale che le sfere che ne dovessero fuoriuscire non vanno perse;
4. Finito di recuperare le sfere dal lato sinistro o destro, contiamo il numero di sfere (solitamente pari) e girando la ruota dal lato opposto sfiliamo completamente l'alberino senza svitare il cono opposto, recuperiamo le sfere anche da questo lato e le contiamo;
5. Puliamo le sfere verificando che siano intere e non siano rigate o danneggiate altrimenti sono da sostituire;
 6. Con uno straccio asciutto e un piccolo cacciavite andiamo a pulire la sede in cui alloggiavano le sfere, ovvero il mozzo delle ruota dove sono ancorati i raggi. Per facilitare la pulizia possiamo utilizzare dello sgrassante spray, che comunque asciugheremo minuziosamente con uno straccetto;
7. Prendiamo un barattolo di grasso minerale e lo mettiamo in abbondanza nella sede di rotolamento delle sfere, questa operazione và fatta prima dal lato dove abbiamo sfilato l'alberino con il cono che non abbiamo svitato;
8. Mettiamo una punta di grasso sul dito e recuperando una sfera alla volta la portiamo all'interno della sede, il grasso le terrà ferme tra di loro evitandole di cadere;
9. Sistemate tutte le sfere da un lato abbondantemente ingrassate, spostiamo la ruta dalla posizione orizzontale mettendola in verticale per poter mettere tutte  le sfere dal lato opposto;
10. Verificate bene con il dito che le sfere ci siano tutte e tra di loro non ci siano spazi lasciati da sfere mancanti, e senza disturbare la stasi delle sfere infiliamo il nostro alberino;
11. Avvitiamo quindi il cono libero e arrivati al fondo lo serriamo delicatamente con le dita facendo ruotare l'alberino e verificando la mancanza di gioco e quindi la necessità di stringerlo ancora un pò o allentarlo, meglio un pò più libero che troppo serrato;
12. Verifcato la giusta calibratura (senza oscillazione e con una liearità eccelente in rotazione) con la chiave piatta teniamo fermo il nostro cono e dopo aver inserito la rondella avviteremo il controdado, senza permettere al cono e all'alberino di muoversi;
Facendo girare l'alberino della ruota noteremo che quel rumoraccio non c'è più e possiamo rimontare la nostra ruota.
Su alcune ruote posteriori è necessaario per questa operazione togliere il pacco pignoni ma la procedura è la stessa.


sabato 21 luglio 2012

ESITO DELLA FIACCOLATA IN MEMORIA DI GIAN MATTEO

DOMANI SERA ALLE ORE 22,00 APPUNTAMENTO IN PIAZZA PALAZZO DI CITTA'

A TORINO PER UNA FIACCOLATA IN MEMORIA DI GIAN MATTEO. 


Quando vado a queste manifestazioni, sono sempre un pò emozionato, sarà la paura della commozione e ieri sera mi sono commosso. Non chiedetemi, come hanno fatto, chi c'era e come si chiamava, a parte qualcuno e i giornalisti, ho visto solo dei ciclisti che non indossavano nessuna pettorina di associazione, ma che con un composto silenzio, scambiavano delle opinioni su questo macabro evento, accendevano una candela o rimanevano in silenzio avvolti dal suono delicato dei tanti campanelli delle bici che facevano da sfondo. A tutti anche quelli che non conoscevano Gian Matteo, importava solo che era un ciclista, anche se occasionale, che aveva diritto di poter attraversare sulla pista ciclabile senza perdere la vita. Sicuramente il fato ci mette del suo, ma se la vita fosse affrontata in maniera diversa, il conducente dell'auto avrebbe potuto sicuramente rimandare l'evento. Non voglio prendere le difese, ma sicuramente una persona che si costituisce è una persona che ha una coscienza, chissà sul momento cosa gli è passato per la testa o cosa stava vivendo comunque sia ha fatto la cosa migliore. Chi và in bici quando cade si fà male ma non danneggia nessuno se non se stesso, al massimo può rigare una portiera o rompere lo specchietto di una macchina, ma per chi utilizza l'autovettura è il contrario: oltre alla possibilità di farsi male c'è la possibilità di fare del male agli altri utenti della strada. Non dimentichiamoci che una bicicletta pesa al massimo 12 kg una macchina molto di più. Le automobili oramai sono entrate nella vita comune, ma sono sempre un oggetto che spesso per varie cause può diventare incontrollabile.
Un corteo di ciclisti è partito successivamente da P.zza palazzo di città per una pedalata commemorativa, appropriandosi di tutto lo spazio di cui avevano bisogno, come a simboleggiare un giro per la città a Gian Matteo ma stavolta senza rispettare assolutamente le piste o i segnali stradali, noi ti abbiamo portato nel nostro cuore in giro per la città che ti ha voluto e che sempre ti ricorderà con affetto. Non sono mancati, ovviamente, i maleducati che non hanno assolutamente rispettato il raccoglimento delle persone del corteo, ma questo fà parte di quelle innumerevoli persone che rappresentano un pericolo per i ciclisti e per tutti gli avventori della strada. Il ritorno ha visto un momento di profonda commozione sopratutto quando al suono dei campenelli si è aggiunto un fragoroso ma pacato applauso.
Non dobbiamo aspettare che ci scappi il morto per avere un momento così profondo di raccoglimento, non dobbiamo permettere che queste cose accadano ancora, ma sopratutto non dobbiamo dimenticare mai e fare in modo che questo ieri e la morte di Gian Matteo sia l'inizio di un cammino per la sicurezza di tutti e non un vano sacrificio.

domenica 15 luglio 2012

che fine ha fatto l'auto ad aria?


L'auto ad aria è... volata via
Eolo, la vettura che avrebbe fatto a meno della benzina è stata fatta sparire. Perché?
VIVAMO IN UN MONDO DOVE CI VOGLIONO FAR CREDERE CHE IL PETROLIO E'
IMPORTANTE QUANTO L'ACQUA
QUESTA DEVE DAVVERO FARE IL GIRO DEL MONDO!
Guy Negre, ingegnere progettista di motori per Formula 1, che ha lavorato alla Williams per
diversi anni, nel 2001 presentava al Motorshow di Bologna una macchina rivoluzionaria: la
"Eolo" (questo il nome originario dato al modello), era una vettura con motore ad aria
compressa, costruita interamente in alluminio tubolare,fibra di canapa e resina,
leggerissima ed ultraresistente.
Capace di fare 100 Km con 0,77 euro, poteva raggiungere una velocità di110 Km/h e
funzionare per più di 10 ore consecutive nell'uso urbano.
Allo scarico usciva solo aria, ad una temperatura di circa -20°, che veniva utilizzata
d'estate per l'impianto di condizionamento.
Collegando Eolo ad una normale presa di corrente, nel giro di circa 6 ore il
compressore presente all'interno dell'auto riempiva le bombole di aria compressa,
che veniva utilizzata poi per il suo funzionamento.
Non essendoci camera di scoppio né sollecitazioni termiche o meccaniche la
manutenzione era praticamente nulla, paragonabile a quella di una bicicletta.
Il prezzo al pubblico doveva essere di circa 18 milioni delle vecchie lire, nel suo
allestimento più semplice.
Qualcuno l'ha mai vista in Tv?
Al Motorshow fece un grande scalpore, tanto che il sito www.eoloauto.it venne subissato di
richieste di prenotazione: chi vi scrive fu uno dei tanti a mettersi in lista d'attesa, lo
stabilimento era in costruzione, la produzione doveva partire all'inizio del 2002: si trattava
di pazientare ancora pochi mesi per essere finalmente liberi dalla schiavitù della benzina,
dai rincari continui, dalla puzza insopportabile, dalla sporcizia, dai costi di manutenzione,
da tutto un sistema interamente basato sull'autodistruzione di tutti per il profitto di pochi.
Insomma l'attesa era grande, tutto sembrava essere pronto, eppure stranamente da un
certo momento in poi non si hanno più notizie.
Il sito scompare, tanto che ancora oggi l'indirizzo www.eoloauto.it risulta essere in vendita.
Questa vettura rivoluzionaria, che, senza aspettare 20 anni per l'idrogeno (che costerà alla
fine quanto la benzina e ce lo venderanno sempre le stesse compagnie) avrebbe risolto
OGGI un sacco di problemi, scompare senza lasciare traccia.
A dire il vero una traccia la lascia, e nemmeno tanto piccola: la traccia è nella testa di tutte
le persone che hanno visto, hanno passato parola,hanno usato Internet per far circolare
informazioni.
Tant'è che anche oggi, se scrivete su Google la parola "Eolo", nella prima pagina dei
risultati trovate diversi riferimenti a questa strana storia.
Come stanno oggi le cose, previsioni ed approfondimenti. Il progettista di questo motore
rivoluzionario ha stranamente la bocca cucita, quando gli si chiede il perché di questi ritardi
continui. I 90 dipendenti assunti in Italia dallo stabilimento produttivo sono
attualmente in cassa integrazione senza aver mai costruito neanche un'auto.
I dirigenti di Eolo Auto Italia rimandano l'inizio della produzione a data da destinarsi, di
anno in anno.
Quali considerazioni si possono fare su questa deprimente vicenda? Certamente viene da
pensare che le gigantesche corporazioni del petrolio non vogliano un mezzo che renda gli
uomini indipendenti.
La benzina oggi, l'idrogeno domani, sono comunque entrambi guinzagli molto ben
progettati.
Una macchina che non abbia quasi bisogno di tagliandi nè di cambi olio,che sia semplice e
fatta per durare e che consumi soltanto energia elettrica, non fa guadagnare abbastanza.
Quindi deve essere eliminata, nascosta insieme a chissà cos'altro in quei cassetti di cui
parlava Beppe Grillo tanti anni fa, nelle scrivanie di qualche ragioniere della Fiat o della
Esso, dove non possa far danno ed intaccare la grossa torta che fa grufolare di gioia le
grandi compagnie del petrolio e le case costruttrici, senza che "l'informazione" ufficiale dica
mai nulla, presa com'è a scodinzolare mentre divora le briciole sotto al tavolo...., facciamo girare queste informazioni!!!
LA GENTE DEVE SAPERE!!!!!!!

sabato 14 luglio 2012

"Ciao Giorgia : quando neppure la morte fà notizia"

Riporto in modo completamente integrale quanto scritto dall'amico Paolo Pinzuti, in quanto non credo sia il caso di fare un riassunto ma di riportarlo e farlo girare per sensibilizzare e far conoscere a tutti come realmente stanno le cose.



C’è una notizia che non ha fatto notizia. Sto parlando della morte di Giorgia Graziano.
Giorgia aveva 13 anni, è stata investita da un’auto mentre attraversava la strada in bicicletta per andare a scuola a controllare i risultati dell’esame di terza media, appena superato con il massimo dei voti. Il suo corpo è stato sbalzato a 15 metri dal luogo dell’impatto, poi la corsa verso l’ospedale, due settimane di agonia, finché non c’è stato più niente da fare.
È morta ieri e la sua scomparsa è stata accompagnata dal silenzio più assordante. Quasi tutta la stampa ha accuratamente omesso di riportare la notizia, forse i giornalisti del nostro Paese erano troppo occupati a parlare del cane Lennox, del presunto figlio di Balotelli e della Fico, degli amori di Belen e del ritorno in politica di Berlusconi.
L’omicidio di una ragazzina di 13 anni è stato evidentemente considerato come “non rilevante” o incapace di stimolare l’interesse del pubblico. Eppure se le avessero sparato o le fosse scoppiata accanto una bomba le telecamere di tutta Italia sarebbero immediatamente accorse per mostrare la macchia di sangue ancora visibile sull’asfalto o il tabellone della scuola con il suo nome in bella vista.
Trovo il silenzio della stampa sconcertante, omertoso, soprattutto perché un caso come questo si presta perfettamente al tipo di sciacallaggio mediatico a cui siamo abituati in Italia: già mi immagino la gigantografia del volto della ragazzina sul maxischermo di Porta a Porta e un eccitatissimo Bruno Vespa armato di bacchetta pronto a indicare il plastico innanzi a sé per ricostruire la dinamica dell’incidente; l’intervista in esclusiva al disgraziato che l’ha investita e che adesso non riuscirà a chiudere occhio, divorato dal rimorso, per i prossimi 10 anni. Gli ospiti in studio sarebbero poi la ciliegina sulla torta: il conduttore si rivolgerebbe prima al rappresentante del ministero dei trasporti per chiedere “ma andare in bicicletta è davvero così pericoloso?” e poi all’esperto di urbanistica “era possibile evitare questo incidente?” e via disquisizioni sulla velocità di progetto della strada teatro dell’omicidio. A questo punto Vespa chioserebbe con un “ma quindi realizzando dei rallentatori all’altezza dell’attraversamento, si sarebbe potuto evitare questa tragedia! Chiediamo all’ufficio competente del Comune perché l’attraversamento in sicurezza non è stato realizzato” e l’inviato lì, pronto col microfono a rimbalzare la domanda. L’assessore del Comune si arrampicherebbe sui vetri per trovare una scusa che non regge, per poi finire dando la colpa al patto di stabilità che non offre la possibilità di realizzare lavori di ripensamento delle strade, nemmeno quelli preventivati dal 1982.
Il provocatore di turno in studio evidenzierebbe allora l’evidente: “la maggior parte delle nostre strade non sono state progettate per tutelare le persone, ma per essere percorse in velocità” e questa affermazione farebbe immediatamente insorgere il perito pronto a evidenziare che il conducente guidava un’auto ormai antiquata e inefficiente e che magari era affetto da una qualche forma di miopia e aveva bevuto mezzo bicchiere di vino e poi aveva l’autoradio accesa che lo distraeva. Ma intanto qualcun altro solleverebbe subito la questione: “ma se il patto di stabilità  e la spending review obbliga i Comuni, le Province e le Regioni a rivedere attentamente il proprio budget, è possibile che le velocità massime debbano essere riviste al ribasso a causa della poca manutenzione delle strade?”. Panico e imbarazzo in studio.
La morbosissima trasmissione, fiore all’occhiello del giornalismo trash italiano avrebbe però portato sotto gli occhi di tutti una necessità imminente: riprogettare le nostre strade e ripensare gli incroci più pericolosi. Esattamente quello che chiede il secondo punto del manifesto di #salvaiciclisti.
Forse aprire il vaso di pandora della morte di Giorgia innescherebbe un circolo virtuoso (o vizioso) di domande a cui dare risposta che sarebbero veramente difficili da gestire: per i direttori dei giornali e dei tg è più facile pubblicare servizi sulla cellulite della Gregoracci, sul caldo così caldo che non ha mai fatto così caldo e sulle ultime alleanze politiche di partiti senza programma.
Si fa meno fatica e con questo caldo, poi…
Ciao Giorgia.
RIFLETTIAMO ATTENTAMENTE! 

martedì 10 luglio 2012

LE BICI AMMORTIZZATE

Spesso nascono delle discussioni sull'efficacia dell'uso di una bici biammortizzata o meno. Abbiamo rivolto questa domanda a un esperto di mountain bike che ci ha risposto così :
"Ricordiamo innanzitutto che i principali ammortizzatori sono le gambe e le braccia. Per questo la tecnica di guida non cambia molto a seconda che stiamo pedalando su una bici rigida, front o bi-ammortizzata. Con una bici rigida il ciclista deve essere pronto ad assorbire ogni asperità del terreno usando solo braccia e gambe. La fatica sarà certamente maggiore. Con una front si deve cercare di mantenere sempre la massima aderenza della ruota anteriore: si carica il manubrio spostando leggermente in avanti il peso ( basta abbassare un pò le spalle) per tenere la ruota schiacciata a terra . La full aiuta il ciclista perchè è lei che assorbe le asperità del terreno. Tuttavia le escursioni degli ammortizzatori sono limitate, in genere molto meno di una spanna,non dobbiamo pertanto rinunciare all'azione ammortizzante delle braccia e delle gambe. Un conducente irrigidito su una bicicletta è sempre controproducente.Pur essendo necessario caricare il manubrio anteriore, per garantire l'aderenza della ruota anteriore, il peso non deve essere sbilanciato in avanti rischiando di lasciare il carro posteriore alleggerito, rischiando di perdere l'aderenza della ruota posteriore. Se da un alto la bi-ammortizzata facilita la progressione, d'altro canto richiede una maggiore sensibilità di guida. Infatti se ci troviamo su asfalto e dobbiamo affrontare una salita la cosa migliore, nel caso in cui c'è,è agire sul blocco dell'ammortizzatori eliminando dissipazioni di energie e scomode escursioni, ovviamente su una strada sconnessa faremo l'esatto contrario"
Grazie al Sig. Marco de Mtb travel e Buona Pedalata.

giovedì 7 giugno 2012

Impianto di illuminazione : La dinamo

Spesso ci siamo trovati a discutere sulla visibilità dei ciclisti e sul fatto che spesso sono sprovvisti di segnali catarifragenti e luminescenti. Ultimamente vanno di moda queste lucine a led o quelle normalmente alimentate a pile, in un caso o nell'altro le pile si possono scaricare e può capitare di dimenticare di sostituirle. Nelle bici di una volta c'erano le dinamo che creavano una resistenza alla pedalata e così spesso venivano disattivati.


LA DINAMO è una macchina rotante che trasforma un lavoro meccanico in energia elettrica continua, con due polarità positiva e negativa (o neutro). Essa è costituita da un magnete permanente posto sul rotore e una serie di spire e lamierini che formano lo statore. Per rotazione non parallela ma angolare del campo magnetico generato dal rotore con un circuito chiuso da un utilizzatore lampadina/e avremo un passaggio di corrente.
Sostanzialmente noi dalla dinamo vediamo attaccato solo un cavo e non capiamo spesso come mai la nostra lampadina non si accenda. Ebbene sulla lampadina sempre e comunque le fasi da attaccare sono due: una sul fondo nella parte nera e l'altra nella parte metallica dove abbiamo l'avvitatura. Su qualsiasi tipo di batteria abbiamo il polo positivo e un polo negativo in quanto il circolo degli elettroni và dal punto a potenziale più alto a un punto a potenziale più basso. La cosa importante è avere un potenziale alto che corrisponde all'uscita della dinamo e un potenziale basso a zero o meglio a terra rappresentato dall'attacco sul telaio della bici, questo è il motivo per cui vediamo un solo cavo attaccato sulla dinamo. Se questo cavo per un motivo qualsiasi si taglia e tocca sul telaio ecco che il circuito si chiude prima escludendo le nostre lampadine.

Sulle bici di oggi spesso la dinamo è integrata nel mozzo della ruota anteriore e l'attrito che genera è inpercettibile al contrario delle bici di una volta così come spesso sopratutto nei fari posteriori le lampadine tradizionali vengono sostituite da lampadine a led con una potenza inferiore e un effetto luminoso anche quattro volte superiore, avendo la possibilità di usufruire di una basetta elettronica che accumula l'energia elettrica per 5 minuti in caso di sosta. Questo tipo di lampade sono poco adatte per l'illuminzione anteriore in quanto non riescono a generare una proiezione luminosa sufficiente da rendere visibile la strada in lontananza.

Il problema del famoso cavo che se ne andava a spasso per tutta la bici può essere tranquillamente risolto utilizzando un conduttore e incollandolo nella parte inferiore del nostro telaio ricordando sempre di usare un collante che sia anche un'ottimo isolante.

con una buona dinamo montata e un semplice impianto elettrico potremmo rendere la nostra bici bella sia di giorno che di notte e goderci in una tutta tranquillità la frescura delle notti estive. Un piccolo sforzo in più ma almeno mi illumino di più.

domenica 3 giugno 2012

Nasce il logo della Ciclofficina Popolare Cecchi Point

Il logo che abbiamo deciso di utilizzare per identificare la nostra Ciclofficina Popolare, riassume i loghi delle tre Associazioni che la compongono: 1. la grafica principale dedicata alla associazione Muovi Equilibri alla quale noi apparteniamo; 2. la mano ferrata che impugna la chiave meccanica simbolo delle Ciclofficine Popolari e di tutte quelle battaglie che Massa Critica opera per il rispetto dei Ciclisti e della mobilità ecosostenibile, scopo indissoluto della nostra presenza; 3. il simbolo del Cecchi Point struttura che ci ha messo a disposizione gli spazi che ci consentono di svolgere questa attività. E' la prima volta che abbiamo realizzato un logo a mano libera, proprio per rimanere sul tema della semplicità e della genuinità di quello che ci proponiamo di fare per tutti i ciclisti e per l'ambiente.

Se vuoi lascia un commento.

giovedì 24 maggio 2012

RIVERNICIAMO LA NOSTRA BICICLETTA

Rispolverare la bici dopo un inverno di cantina o comprarne una usata il problema del lifting è sempre da risolvere. Purtroppo si perchè spesso e volentieri, anche l'occhio vuole la sua parte e i più pignoli non accettano di avere graffi o demaltature ancor peggio tracce di ruggine. Fate sempre attenzione che quelli che crediamo siano graffi non siano crepe o telai danneggiati. Cominciamo pure:
1. laviamo bene e sgrassiamo a fondo la nostra bici per avere una visuale migliore della situazione;
2. Prendete della lana di acciaio o una paglietta abrasiva per togliere residui di ruggine o in caso di graffio il 50% degli stessi;
3. Se decidete di rifare tutto il telaio cambiando completamente il colore, dovrete smontarvi completamente tutta la bici: un buon modo di fare anche della manutenzione , altrimenti potete coprire con dei giornali e della carta adesiva le parti che non intendete trattare;
4. con un prodotto levaetichette toglieremo eventuali etichette, personalmente le tolgo con la nitro o la benzina un pò più lungo ma efficace come metodo
5 con della carta vetro all'acqua 120 torniamo sulle superfici che abbiamo precedentemente trattato e dopo aver bagnato la carta andremo a rendere opaca tutta la superficie danneggiata o da verniciare;
6. Con della nitro sgrassiamo bene tutto il telaio;
7. Non fatevi ingannare dalle vernici che asciugano troppo in fretta con il tempo tendono a screpolarsi;
8. Prima di iniziare a spruzzare fate una prova su un cartoncino;
9. Cominciamo la verniciatura ricordando sempre che è meglio passare più mani di vernice aspettando ovviamente, che le mani precedenti siano asciutte;
10. Con la carta di rifinitura andiamo a carteggiare i grumi o le piccole scolature di verniciatura e se dovesse essrcene bisogno una spruzzatina di vernice per rifinire. Quando usate la vernice tra una mano e l'altra ricordate sempre di pulire bene l'uggello;
11. Se la verniciatura non è venuta brillante ma in alcuni punti opaca non preoccuaptevi, dopo che si è ben asiugata, una bella passata con pasta ravviva vernice e il gioco è fatto.
Rimontate il tutto e buona passeggiata.

mercoledì 16 maggio 2012

Lo spinotto blocca pedali

Nelle nuove biciclette la pidivella dove sono agganciati i pedali sono per lo più a vite, mentre nelle vecchie biciclette sono fissate da uno spinotto. Quando pedalando sentiamo che uno dei pedali ha un pò di gioco ci dobbiamo premunire di cambiare subito lo spinotto, dopo aver verificato che il movimento centrale sia giustamente serrato. Questi spinotti solitamente sono di un materiale ferroso sostanzialmente morbido, per cui se sostituito per tempo è molto difficile che il gioco che si è vnuto a creare danneggi l'alberino del movimento centrale, fino a quando sarà il pedale stesso a consumarlo. Quindi svitando il bulloncino cercheremmo di estrarre il vecchio perno, magari mettendoci un pò di svitol, procederemo poi a verificare e pulire tutti i componenti, a questo punto il trucco per fare un buon lavoro: gli spinotti devono sempre avere la testa sui  pedali con la teste e il dado oppsti, se lo spinotto non dovesse entrare tuttu ma solo una piccola parte andremo con un trangolino a limare la parte piatta, possibilmente la parte in basso salendo lentamente verso l'alto. State attenti però a questa operazione và effettuata un pò per volta, poi inseraimo lo spinotto limato nella sede per vedere se avanza regolarmente. Assesteremo un colpo di fissaggio  solo quando vedremo che il perno è stato inserito regolarmente, ovvero quando gran parte della parte con la filettatura non è uscita. Quando andiamo a stringere il dado posto sulla filettatura non dovete esagerare nello stringere il compito di quel dado è solo di evitare lo scivolanento del perno.
In sella e buona pedalata

domenica 13 maggio 2012

BICI + TENDA

Ultimamente la mia vecchia attrezzatura, bici compresa, erano da cambiare e sinceramente i prezzi erano abbastanza pesantini, ho quindi deciso di tentare con i prodotti di Decatlhon che si sono rivelati onesti in un rapporto qualità prezzo. Tra le altre cose indubbiamente per chi deve utilizzare l'attrezzatura sportiva per un uso più estremo sicuramente il prezzo sale, rimanendo però sempre in cifre alla portata di tutti. Personalmente con la mia bici + tenda l'uso è nella bella stagione per cui temperature miti e non particolarmente rigide. Questo lo dico , in qunto la tenda ha comunque un grado di protezione termico differenziato a seconda del luogo dove la si monta, così come il sacco a pelo. Dovendo partire con la bici + tenda è importante valutare la destinazione per poter avere attrezzatura più o meno ingombrante e pesante. Sostanzialmente tutte le tende sono anti pioggia, anche se personalmente preferisco darle una passata di impermiabilizzante prima di partire. Sulla mia B-twin modello Riverside03, oggi sostituita dal modello successivo Riverside05 da cicloturismo, ho optato per delle sacche modello borsa hapo g 3x20 L,
 di produzione della b-twin. Possono sembrare eccessive ma fermandosi un momento a pensare a tutto quello che ci dobbiamo portare dietro, avendo già scartato parte del superfluo, ci accorgiamo di avere poco spazio a disposizione. Ho optato per le sacche anche anteriori sia per bilanciare, come peso la bicicletta, che per dividere le cose e averle a portata di mano. Tenete presente che se riuscite a mettere tutto nelle sacche senza avere roba appesa ovunque è meglio. Per la tenda, dobbiamo cercare un qualcosa di poco ingombrante e leggero, mi sono affidato a una tenda T3UltralightPro della Quechua: borsa compatta, peso complessivo 2,5 kg,paleria compresa, facilmente stipabile sul portapacchi della bici tra le sacche e lo zainetto superiore o con un semplice tirante sulla parte superiore del portapacchi, ottima la facilità di montaggio e smontaggio, una tre posti ben studiata. Sempre Ultralight andiamo a scegliere anche il sacco a pelo, in questo caso l'ingombro è decisamente minimo solo che interviene una componente umana: se siete freddolosi avrete bisigno di un sacco a pelo più caldo e le dimensioni aumentano, sostanzialmente con le sacche che abbiamo scelto il problema spazio è relativo, ma ricordate che quando si viaggia le cose da portare sono tante. Il materassino per passare la notte, possiamo trovare il classico fatto a stuoina o prendere gli autogonfianti della quechua che hanno un minimo ingombro, quasi quanto quello del sacco a pelo, e sono decisamente molto leggeri. Un pò di attrezzatura per mangiare e qualche vestito e siamo pronti per partire. Oltre ad impermebilizzare la tenda, vi consiglio di dare una passata anche alla borsa della tenda e alle sacche. Bene abbiamo preso tutto e siamo pronti per scegliere la destinazione: il mondo.
Se avete delle domande specifiche potete scrivermi: lorenzo.ciclista@gmail.com